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LA BANCA CEDENTE RISPONDE DEL DANNO CAGIONATO AL CESSIONARIO, ANCOR PRIMA CHE QUEST’ULTIMO ABBIA AGITO IN DANNO DEL DEBITORE

La Corte di Cassazione per la prima volta si interroga (peraltro  in risposta a quesito formulato nell’interesse della legge ex art. 363 cpc) sulla possibilità per il cessionario di agire a titolo di inadempimento in danno della banca cedente, ancor prima ed a prescindere dalla escussione del credito. Al quesito viene data risposta positiva, e laddove il credito ceduto sia assistito da ipoteca, la perdita della garanzia reale costituisce  un danno autonomo  rispetto a quello derivante da inadempimento. Il diritto di credito, ben passibile di ulteriori vicende traslative, ha un valore di circolazione, derivante dal valore nominale del credito medesimo, ed altresì dall’entità delle garanzie offerte. Valore di circolazione  pari all’entità numerica del credito, decurtata delle perdita in caso di inadempienza, quest’ultima da raccordare alle garanzie reali ed ai possibili tempi di escussione del credito. Entità del pregiudizio ritenuto pertanto di tipo predittivo (da parametrare alla ridotta capacita di circolazione del credito),  destinato ad essere soppianto dai numeri certi ottenuti all’esito  dell’azione esecutiva, ove intrapresa dal cessionario  (Cassazione Civile, Sezione Terza, sentenza N° 11583 del 15 Giugno 2020

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AFFETTO DA NULLITA’ IL CONTRATTO BANCARIO CHE ACCORDI ALL’ISTITUTO DI CREDITO UN PUR MINIMO MARGINE DI DISCREZIONALITA’ NELLA DETERMINAZIONE DEL SAGGIO DI INTERESSE

Per il Giudice di legittimità la regola codificata dall’art. 1346 cc impone che il contenuto del contratto, ivi compreso quello bancario, sia previamente determinato, non potendo residuare, in capo alla banca, una facoltà di mutuare due alternative ipotesi nella fissazione del saggio di interesse. Ove verificatasi siffatta evenienza, il contratto sarà viziato da nullità per indeterminatezza della stipula ex art. 1346 cc, senza alcuna possibilità di invocare l’impiego dei tassi sostitutivi ex art. 117 TUB, ipotesi ultima riservata alla sola inosservanza delle regole di trasparenza negoziale (Cassazione  Civile,  Sezione 6, sentenza 11876 del 18 giugno 2020)

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L’OBBLIGO DI INFORMATIVA FINANZIARIA NON PUO’ ASSOLVERSI MEDIANTE MERA CONSEGNA DI APPOSITO PROSPETTO ILLUSTRATIVO

Il Giudice di legittimità censura la condotta dalla società di investimento, che ha ritenuto esaurire l’obbligo informativo mediante mera consegna di apposito prospetto di sintesi dell’operazione finanziaria posta in essere dall’intermediario. In vigenza del Regolamento Consob N° 11522 del 1998, ove l’investimento sia avvenuto fuori sede, il suddetto adempimento costituisce condizione necessaria, ma non sufficiente, per assolvere gli obblighi informativi, i quali impongono, sul piano contenutistico, che l’investitore sia concretamente informato circa le analitiche implicazioni finanziarie dell’operazione proposta  (Cassazione Civile, sentenza 22 Maggio 2020, N° 9460)

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IL DISTACCO DEL CONDOMINO DALL’IMPIANTO CENTRALIZZATO E’ SEMPRE LEGITTIMO, ANCHE SE VIETATO DAL REGOLAMENTO CONDOMINIALE

La Corte di Legittimità torna sulla problematica del distacco dall’impianto centralizzato, operato dal singolo utente e denegato dall’assemblea dei condomini. Nel rammentare dapprima la ineludibile fattibilità tecnica dell’intervento (essendo di contro precluso, ove danneggi, o comunque comprometta l’efficienza dell’impianto centralizzato), la Corte sottolinea l’interesse primario al risparmio energetico, cui non può ostare una diversa previsione contenuta nel regolamento condominiale. In tali ipotesi, il condomino resta solo obbligato a concorrere alle spese di conservazione dell’impianto centralizzato  (Cassazione Civile, sentenza 21 Maggio 2020, N° 9387)

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Il rimpatrio del cittadini italiani per contingenze politiche ed economiche del paese di residenza non si traduce nel contestuale riconoscimento dello status di profugo

Non è legittimato ad invocare lo status di profugo (accedendo al contempo ai benefici economici previsti dalla legge N° 763 – 1981) il cittadino italiano che si veda costretto al forzoso rimpatrio dal proprio paese di residenza, a causa di insorte crisi politiche, umanitarie o economiche.  La condizione di rifugiato non può collegarsi alla mera contingenza degli eventi (seppure lo stato italiano nei sia edotto), ma richiede sempre la previa adozione di un decreto da parte del Ministro degli affari esteri, sulla base delle segnalazioni pervenute al riguardo dalle autorità diplomatiche accreditate nei predetti Paesi (TAR Piemonte, Sezione I, sentenza 14 maggio 2020, N° 285)

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Legittimo l’ammonimento del Questore allo stalker, pure in assenza di esplicite condotte minatorie

Il Consiglio di Stato ribalta un primo verdetto improntato al formale garantismo, sostenendo di contro la legittima adozione, da parte del questore, dell’ammonimento  formale in danno dello stalker, anche senza previe garanzie partecipative per il destinatario della comminatoria, e pure in difetto di conclamate azioni minatorie.  Per il supremo Consesso amministrativo, il fulcro della norma deve incentrarsi sulla indebita interferenza nella vita privata della vittima, poiché già tale stadio (embrionale rispetto alla minaccia), ancor più se reiterato negli episodi, è destinato a condizionare il libero arbitrio della persona offesa. Cliché comportamentali che vedono il persecutore subissare la vittima predestinata di telefonate o mail giustificano l’ammonimento pubblico disciplinato dall’art. 8 L. N° 38/2009  (Consiglio di Stato, sentenza 21 Aprile 2020 N° 2545)

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TASSABILI LE CRIPTOVALUTE QUALI REDDITI FINANZIARI ESTERI, SE GENERANO UN UTILE

Il TAR Lazio, chiamato dalle associazioni di settore a pronunciarsi sulla legittimità delle istruzioni impartite dal MEF per la predisposizione dei modelli unici ai fini di imposta, affronta in termini di obiter la assoggettabilità a tassazione delle criptovalute,  ovvero l’utilizzo di moneta elettronica (come, tra le più note, i “Bitcoin”) o “rappresentazioni digitali di valori”, mutuando sotto tale ambito la recente nomenclatura trasfusa nella normativa di settore (d.lgs. n. 90 del 2017 e d.lgs. n. 125 del 2019). Nel respingere il ricorso delle suddette associazioni, il Tribunale adito non solo rammenta il difetto di lesione delle parti istanti (attesa la valenza ricognitiva delle istruzioni impartite dal MEF per la compilazione del Modello Unico Persone Fisiche 2019), ma precisa l’espresso obbligo di assoggettare a tassazione l’impiego di moneta elettronica, se generatrice di un utile ex art. 67 TUIR.  L’imponibile dovrà dunque essere riportato in dichiarazione nell’apposito quadro RW, tra i redditi finanziari di provenienza estera (TAR Lazio, Sentenza 1077 del 27 Gennaio 2020)

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FORO DEL CONSUMATORE SE IL FIDEIUSSORE HA SOLO GARANTITO IL DEBITO DELL’IMPRENDITORE

La Corte di Legittimità si allinea alle indicazioni espresse a più riprese dalla Corte di Giustizia, e rivisita il più risalente orientamento circa gli effetti della fideiussione prestata a garanzia di un debito dell’imprenditore. Se sino ad oggi l’attenzione veniva incentrata sul rapporto garantito, con l’arresto ultimo il Giudice Nomofilattico, mutuando le indicazioni dell’Organo sovranazionale (sentenze N° 74/15 e 534/15, a tenore delle quali “l’oggetto del contratto è irrilevante”), ritiene doversi operare una prospettiva di mero carattere soggettivo. Il soggetto non esercente attività di impresa, seppure garante di un debito contratto nell’esercizio delle attività ex art. 2082 e 2195 cc, non assume la veste di “professionista”, e l’eventuale controversia deve essere instaurata presso la residenza o il domicilio di tale ultimo, ai sensi dell’art. 33, comma II°, Lett. U, D. L.vo N° 206/2005 (Corte di Cassazione, Ordinanza N° 742 del 16/01/2020)

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L’intesa restrittiva della concorrenza non legittima una implicita declaratoria di nullità della fideiussione bancaria

Ennesima tappa della querelle tra Istituti di Credito e fidejubenti; la Corte di Cassazione, nell’ultima delle sentenze adottate, ridimensiona i margini di tutela che sembravano emergere nella recente statuizione di legittimità N° 13846 del 22 Maggio 2019. Ad una prima sentenza dello scorso maggio, tesa ad evidenziare la connotazione privilegiata, da un punto di vista probatorio, dell’istruttoria espletata dalla Banca d’Italia -e poi confluita nel noto provvedimento N° 55/2005-, ha fatto seguito un ultimo arresto, teso di contro a circoscrivere gli effetti di una possibile condotta distorsiva della concorrenza, generatrice di una mera pretesa risarcitoria. Il tutto rammentando inerire la sentenza N° 29810/2017 -invocata dal ceto dei consumatori- alle sole fideiussioni sottoscritte in epoca anteriore al 2005, e dunque non invocabile per i rapporti accesi in data posteriore  (CASSAZIONE CIVILE, SENTENZA N° 24044 del 26 Settembre 2019)

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CRONOTACHIGRAFO DEL MEZZO PESANTE TRUCCATO: NESSUNA RESPONSABILITA’ PER IL CONDUCENTE, SE NON SI DIMOSTRA IL COINVOLGIMENTO DI QUEST’ULTIMO NELLA ALTERAZIONE DEL SISTEMA ELETTRONICO DI CONTROLLO INSTALLATO A BORDO

L’Ufficio del Giudice di Pace di Bologna, nell’accogliere il ricorso di chi scrive (coadiuvato nella vertenza dall’Avv. Ettore Parise), annulla il provvedimento sanzionatorio emesso in danno del conducente di automezzo pesante, sorpreso alla guida di un Tir al cui interno veniva rinvenuto un magnete, teso ad alterare il funzionamento del cronotachigrafo, e dunque la registrazione su scheda del monte ore di guida. Il Giudice adito ha ritenuto l’autista non responsabile della sanzione prevista dall’art. 179, comma 9, del Codice della Strada (ipotesi che prevede la sospensione della patente di guida, o peggio ancora la revoca, nelle ipotesi disciplinate dal comma 2bis del citato articolo): seppure la norma in astratto vada riferita al conducente, nei confronti di tale ultimo si verifica una ipotesi di ignoranza incolpevole, che deve essere vinta dalla positiva dimostrazione, da parte dell’Ente accertatore, di un ruolo fattivo, da parte dell’autista, nella istallazione o impiego di strumenti deputati ad alterare il  funzionamento del cronotachigrafo. La colpevolezza del conducente non può intendersi sussistente in forma implicita. In detti casi è pertanto illegittima la sanzione pecuniaria e la previsione accessoria del ritiro o revoca della patente di guida (Ufficio del Giudice di Pace di Bologna, Sentenza N° 1562/2019, pubblicata il giorno 11/06/2019)

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