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ILLEGITTIMO NEGARE LA PROMOZIONE AI VIGILI DEL FUOCO CHE PER PRIMI SALIRONO A BORDO DELLA NAVE COSTA CONCORDIA, PRESTANDO SOCCORSO AI PASSEGGERI

Il TAR Toscana annulla il provvedimento che nega la promozione per meriti straordinari ai tre vigili del fuoco i quali, sprezzanti di ogni pericolo, salirono nella immediatezza dell’evento a bordo della nave Costa Concordia, allorquando nessuno degli appartenenti ad altri Corpi accorsi sul luogo del naufragio aveva ritenuto fare altrettanto e, peggio ancora, “gli ufficiali della Costa avevano abbandonato la nave, nella quasi certezza che si sarebbe rapidamente inabissata”. Promozione sollecitata dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, ma poi respinta dal Ministero dell’Interno, affermando quest’ultimo trattarsi di un intervento routinario, similare a quello effettuato da altro personale dei VVFF nei giorni successivi. Mancata promozione annullata dal TAR Toscana, sul presupposto della illegittima equipollenza tra il proficuo intervento dei primo soccorritori (che ha permesso il salvataggio di molti passeggeri), effettuato con il concreto pericolo di inabissamento della nave crociera, ed il lavoro di soccorso dei giorni successivi, operato dopo essersi stabilizzata la posizione del relitto     (Tribunale Amministrativo per la Toscana, Sezione Iª, sentenza 12 Settembre 2017).

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NELLE CONTROVERSIE DI USO CIVICO IL CITTADINO E’ SEMPRE LEGITTIMATO A PARTECIPARE AL GIUDIZIO, ANCHE LADDOVE ABBIA ASSUNTO LA CONCORRENTE VESTE DI OCCUPATORE ABUSIVO DELLE TERRE DEMANIALI

I Giudici di Legittimità accolgono il ricorso di chi scrive, e cassano la sentenza della Corte d’Appello di Roma, Sezione Speciale per gli Usi Civici, tesa ad predicare un distinguo inconciliabile tra il cives che partecipa all’incolato, e l’occupatore materiale, mai riconducibile alla promiscuità civica. Il Supremo Consesso, per contro, afferma che la condizione di residente giustifica ex se la proposizione (ovvero l’intervento in seno alla stessa) di una controversia civica, presupposto pure rinvenibile nella mera spendita dello status di residente nell’epigrafe di uno scritto difensivo  (Cassazione  Civile, Sezione Seconda,  sentenza 15262 del 20 Giugno 2017).

 

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ILLEGITTIMA L’ASSEGNAZIONE DEI SEGGI IN SENO ALLA CAMERA DI COMMERCIO, OVE LE ASSOCIAZIONI DIANO VITA AD INSUSSISTENTI APPARENTAMENTI E FISSINO QUOTE DI ISCRIZIONE DEGLI ASSOCIATI ECCESSIVAMENTE IRRISORIE

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, nell’accogliere il ricorso di chi scrive, sospende l’efficacia del decreto direttoriale adottato dalla Regione Campania -21 2017- nell’ambito dei controlli finalizzati ad accertare il grado di rappresentatività delle associazioni concorrenti. Per il TAR partenopeo gli apparentamenti debbono costituire la effettiva sommatoria di entità associative eterogenee, e non già diverse articolazioni di una omologa struttura, per quanto concorrente con una diversa nomenclatura. Altresì, alla stregua delle indicazioni contenute nella nota MISE, quote eccessivamente irrisorie (tale da intendersi quella che fissa in Euro 2 il costo di adesione) non è indicativa di una effettiva volontà di appartenenza al soggetto aggregatore. (TAR Napoli, Ordinanza 751 del 24 Maggio 2017).

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IMPROCEDIBILITA’ SOPRAVVENUTA DELLA CAUSA, OVE L’ATTORE NON PRESENZI ALLA FASE DI MEDIAZIONE

Il Tribunale di Cosenza, accogliendo la tesi di chi scrive, nell’ambito di un giudizio avente ad oggetto contratti bancari, ha dichiarato la sopravvenuta improcedibilità della domanda attorea, per non avere la correntista presenziato alla fase di mediazione, pure a tal fine attivata. Secondo l’estensore della sentenza, il quadro normativo di riferimento impone ritenere la sussistenza di un vero e proprio obbligo in capo alle parti  di partecipare alla fase di mediazione, la cui inosservanza deve essere vagliata in termini speculari al mancato avvio del rimedio per la deflazione del contenzioso (Tribunale di Cosenza, sentenza N° 536 2017)

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Inammissibile il ricorso al TAR notificato in via telematica mediante files sottoscritti con il formato di firma digitale CAdES, in luogo del formato PAdES

I Giudici del TAR Lucano abbracciano il più rigoroso degli orientamenti, affermando la inammissibilità del ricorso giurisdizionale amministrativo, ove notificato mediante plico informatico sottoscritto con firma digitale CAdES, anziché con quella in modalità PAdES, prescritta dagli artt. 6, comma 5, e 12, comma 6, dell’Allegato al D.P.C.M. n. 40 del 16.2.2016. Una volta definitivamente ammessa la notifica telematica nel processo amministrativo (con le ripetute oscillazioni pretorie che si sono registrate nel periodo antecedente l’entrata in vigore del DPCM N° 40/2016), a far data 01/07/2016, la notifica telematica può conoscere le sole specifiche tecniche della giustizia amministrativa, pena la inammissibilità del ricorso, da equiparare ad un atto privo di sottoscrizione (TAR Basilicata, Sentenza N° 160 / 2017 del 14/02/2017).

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Anche il Tribunale di Modena ammette il divorzio per procura

Il Tribunale di Modena, con sentenza N°  1938 del 18/10/2016, nel solco della recente sentenza del Tribunale di Milano, datata 19/01/2016, ammette il divorzio per procura, accogliendo la domanda ex art. 3 L. N° 898/1970 di uno dei coniugi (difeso da chi scrive), in sede di udienza mutata nelle forme consensuali. Si rammenta come il Tribunale di Milano, nella statuizione citata, evidenziava quanto di seguito: “dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile i coniugi -così come potrebbero munirsi di procura speciale davanti al Giudice- possono avvalersi della rappresentanza di un procuratore speciale e, in virtù della stessa, svolgere, in luogo del rappresentato, tutte le attività che questi dovrebbe porre in essere al cospetto dell’autorità amministrativa”.  Leggi tutto…

Illegittimo per irretroattività della legge l’Ordine comminato a Silvio Berlusconi di alienare le partecipazioni detenute in Mediolanum.

Il Consiglio di Stato ribalta un primo verdetto del TAR Lazio, e ritiene illegittimo l’Ordine impartito dalla Banca d’Italia a Silvio Berlusconi di alienare le partecipazioni detenute in Mediolanum, sul presupposto che l’ex Presidente del Consiglio abbia perso i requisiti di onorabilità, già previsti  per chi detiene partecipazioni qualificate al capitale delle banche, ed oggi estesi, in forza del Decreto Legislativo 4 Marzo 2014 N° 53, alle Società di Partecipazione Finanziaria. Per i Giudici di Palazzo Spada il principio di irretroattività della legge, specie allorquando afferente la spendita di poteri ablatori, restrittivi della sfera giuridica del privato, rappresenta un’eccezione, necessariamente da esplicitare nel corpo normativo di riferimento. L’art. 2, comma 5, lett. a), d.lgs.4 marzo 2014, n. 53, che ha esteso a coloro che detengono partecipazioni nel capitale delle Società di Partecipazione Finanziaria Mista (SPFM) i requisiti di onorabilità previsti per i partecipanti al capitale delle banche di cui all’art. 25 del T.U.B., non può conoscere impiego retroattivo, ed  applicarsi a chi ha perso i requisiti di onorabilità anteriormente all’introduzione dei requisiti medesimi (Consiglio di Stato, Sezione VIª, Sentenza 3 Marzo 2016, N° 882).

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REFORMATIO IN PEIUS DELLA SENTENZA DI ASSOLUZIONE NON INDISCRIMINATA

La Corte di Cassazione, accogliendo proprio l’impugnativa di chi scrive, torna a delineare gli esatti termini entro cui al Giudice di appello è consentito riformare la sentenza assolutoria ottenuta dal prevenuto in primo grado. Per il Giudice Nomofilattico, non sussiste piena specularità tra pronuncia di appello favorevole all’imputato ovvero confluente in una statuizione di condanna. In tale ultima evenienza,  il Secondo Giudice non può limitarsi ad una eterogenea disamina, pur se di eguale plausibilità, occorrendo per contro una più pregnante motivazione, dotata di superiore forza persuasiva, tesa ad evidenziare le irriducibili contraddizioni della sentenza gravata e le insanabili aporie (Cassazione Penale, Sezione IVª, Sentenza N° 4336 – 2 Febbraio 2016).

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Contrordine compagni: ammissibile nel processo amministrativo la incondizionata notifica dell’impugnativa a mezzo pec

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in linea con quanto di recente stabilito dal Consiglio di Stato (Sezione IVª, 28 Maggio 2015, Sentenza N° 2682), ritiene che le parti possano interporre il ricorso di lite direttamente a mezzo PEC e senza la previa autorizzazione presidenziale ex art. 52 D.Lgs. n. 104/2010.  Nell’attribuire pieno diritto di cittadinanza alla notifica telematica, gli Organi  d’Appello sovvertono  l’esegesi delle Corti di merito (predicata a più riprese solo pochi mesi addietro),  e stabiliscono l’immediata applicazione, nel processo amministrativo, degli artt. 1 e 3 bis Legge n. 53 del 1994 [nel testo modificato dall’art. 25 comma, 3, lett. a) della legge n. 183 del 2011].  Perde così portata dirimente l’evocazione dell’art. 13 Allegato 2 CPA e la mancata adozione del D.P.C.M. ivi previsto, “giacché – in relazione alle notificazioni – prevale la norma speciale dettata dall’art. 39, comma 2, c.p.a., dovendosi conseguentemente intendere che l’art. 13 sunnominato si riferisca a tutti gli aspetti del processo amministrativo telematico, fatta eccezione per la disciplina delle notificazioni che va rinvenuta nelle leggi processuali civili

(C.G.A., SENTENZA n° 520 DEL 13 LUGLIO 2015). 

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INAMMISSIBILE NEL PROCESSO AMMINISTRATIVO LA NOTIFICA A MEZZO PEC

Ennesimo, e forse decisivo capitolo, del contrasto insorto in seno alla giustizia amministrativa circa la immediata operatività delle disposizioni che facultano il difensore alla notifica del ricorso introduttivo di lite a mezzo pec. Ad una più remota lettura mitigante (su tutte TAR Campania, sentenza 1756/2013), si contrappone da ultimo il TAR capitolino, il quale richiama la più grave delle forme invalidanti, ove la notifica telematica non sia preceduta dalla autorizzazione ex art. 52 CPA. Dopo avere ribadito la validità dello strumento telematico per le notifiche di cancelleria ex art. 136 D. L.vo N° 104/2010 (posizione già espressa dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la recente ordinanza del 10 Dicembre 2014), in termini diametralmente opposti si attesta la disamina per le notifiche operate dai difensori. In tali casi, per i Giudici romani, assume carattere dirimente   il disposto dell’art. 16-quater, co. 3-bis, d.l. n. 179/12 cit., il quale, nell’escludere l’applicabilità alla giustizia amministrativa delle disposizioni sancite dall’art. 1 L. 53/1994 (l’avvocato “può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale”), parrebbe averne chiarito la non esportabilità nel giudizio amministrativo.  Il quadro normativo frammentario ed antinomico (“differente per il processo civile, in considerazione dell’art. 18, co. 4, d.m. n. 44/2011”), ritiene peraltro il TAR Lazio poter giustificare in astratto la scusabilità dell’errore e la rimessione nei termini del ricorrente ex art. 37 CPA, non accordata nello specifico caso (ed ancor meno in futuro, dopo l’odierno arresto pretorio), in quanto spirato il termine al gravame ex art. 120.5 CPA. (T.A.R. LAZIO, Roma, Sez. III-ter, sentenza 13 gennaio 2015, n. 396.)

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